“What we are building is a Network”: verso una Rete italiana dei Fab Lab.

By 24 novembre 2016Blog

 

Approdato in Italia nel 2011, in pochi anni il modello dei fab lab si è diffuso per tutta la penisola, tanto da rendere il nostro paese il secondo in Europa (dopo la Francia) per presenza di fab lab sul territorio.

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Fab Lab attualmente registrati e riconosciuti nel mondo (ottobre 2016). Fonte: fablabs.io

La crescente importanza che i laboratori stanno assumendo sul territorio nazionale ha portato lo stesso Neil Gershenfeld, fondatore del Center for Bits and Atoms del MIT e padre del Fab Lab Network mondiale, a tornare a Roma durante l’edizione Maker Faire Rome 2016. In occasione della fiera infatti, Neil ha voluto incontrare i rappresentanti dei fab lab italiani per avviare una prima riflessione sulla formalizzazione di una vera e propria rete di fab lab italiana.

Durante l’incontro sono stati toccati diversi argomenti che hanno spaziato dalla possibilità (o necessità?) della creazione di una fondazione nazionale fino a temi più specifici come ad esempio la gestione della Fab Academy o delle assicurazioni per gli utenti dei vari laboratori.

 

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Densità di distribuzione dei fab lab in Europa. Mappa basata sui dati ricavati da fablabs.io aggiornati a giugno 2016.

Lasciando da una parte – per il momento – i temi più specifici, l’incontro credo sia stato un ottimo punto di partenza per avviare una discussione critica e ragionata su cosa voglia dire creare (o no) una rete italiana dei fab lab efficiente e in che modo questa possa diventare effettivamente un servizio per l’intera comunità e per il suo svilupppo.

Reti e sistemi distribuiti: l’unione fa la forza

Per capire quali siano le migliori strategie da mettere in campo, un punto iniziale può essere l’approfondimento di una questione su cui lo stesso Neil è ritornato più volte durante l’incontro:  i Fab Lab sono, ancor più che luoghi di fabbricazione, sperimentazione e ricerca, una rete, che negli ultimi anni si è espansa a tal punto da poter essere paragonata a Internet.

Andando un po’ oltre le tecnologie pure, una rete nella sua accezione generale può essere definita come una maglia di nodi interconnessi che interagiscono tra loro. Se le guardiamo da un punto di vista strutturale, la “forza” delle reti sta nella collaborazione tra i nodi (un buon esempio nel mondo fisico sono appunto le strutture reticolari) e nella distribuzione delle forze tra un nodo e l’altro che avviene attraverso gli elementi di connessione. Trasferendo questo concetto al mondo digitale, come lo stesso Neil ha fatto notare, il singolo computer all’interno del web di per sé non è rilevante come elemento singolo, ma ciò che genera valore è la sua connessione con gli altri computer e le informazioni che vengono prodotte dal continuo scambio di dati. Spostandoci dal campo delle reti informatiche alla rete dei Fab Lab, per analogia strutturale, il singolo fab lab, malgrado a livello locale possa anche avere un ruolo di una certa rilevanza in quanto realtà produttiva operante su un territorio, di per sé, acquista e genera più valore nel momento in cui diventa nodo attivo all’interno della rete.

L’operatività della rete: la necessità di andare incontro a esigenze condivise

Prendendo in esame la situazione italiana e assumendo che la maggior parte dei fab lab distribuiti nella penisola sono laboratori attivi e funzionanti, quello che manca attualmente è qualcosa che realmente svolga la funzione di elemento di connessione tra i vari nodi. In pratica, quello che ancora bisogna creare è una infrastruttura efficiente che permetta alla rete di funzionare come tale. Non mancano, a livello regionale, alcuni esempi di “strutturazione” della rete di fab lab diffusi sul territorio, come ad esempio nel caso dell’Emilia Romagna con il progetto Mak_ER, ma ancora non si è arrivati alla definizione di un organismo che riesca ad operare a livello nazionale.

Per far sí che quest’ultimo sia una struttura efficiente, bisogna ricordarsi che il primo passo da fare, come hanno sottolineato sia Neil Gershenfeld che Sherry Lassiter (attuale presidente della Fab Foundation e moderatrice insieme a Neil dell’incontro alla MFR2016) non riguarda tanto definire l’organismo in sé a livello giuridico, in quanto la sua definizione e struttura è conseguente alle attività che esso ha il dovere di svolgere. Il primo passo da compiere è capire quali sono le esigenze della rete e da lì generare il tipo di infrastruttura che meglio risponda a tali esigenze. È dunque fondamentale in questo caso ragionare fin da subito in termini di rete in quanto unico organismo dinamico, e focalizzare l’attenzione su quali siano le necessità nel suo complesso, uscendo un po’ dall’ottica dei problemi dei singoli laboratori, che spesso sono legati a delle peculiarità specifiche del contesto in cui si inseriscono. 

Pur mantenendo tutti una propria identità locale e un’indipendenza ammistrativa, i Fab Lab sono laboratori con delle caratteristiche ben precise facilmente consultabili sul sito della Fab Foundation, e che per questo devono rispondere ad alcuni standard definiti, e come mantenere, raggiungere e operare seguendo questi standard è uno dei servizi che potrebbe essere offerto dalla rete stessa, tanto per i fab lab esistenti quanto per quelli di nuova apertura.

Al fine di avere un quadro della situazione più ampio e più chiaro, è inoltre indispensabile non perdere di vista la rete globale e a tal proposito vedere e capire come questa viene gestita, iniziando a comprendere, seguendo il suggerimento di Neil, che tipo di servizi offrono realtà affini a quella che si sta cercando di individuare in Italia, a partire dai servizi offerti dalla Fab Foundation alla rete globale, o la rete sudamericana Fab LATLa conclusione generale al termine di questa prima discussione è la convinzione diffusa che sicuramente la creazione di una infrastruttura operativa ben gestita può offrire una serie di benefici di vario genere sia sul piano tecnico (attraverso una serie di best practices di supporto sia per i fab lab esistenti che per quelli di nuova apertura) che sul piano informativo, offrendo una piattaforma aperta costantemente aggiornata sullo status della rete nazionale, ma che per funzionare deve avere degli obiettivi e una struttura chiari e ben definiti.

Fondamentalmente, l’aspetto più vantaggioso di una rete efficiente risiede nel superamento dell’antagonismo globale/locale tipoco dell’attuale sistema economico. Essendo dei sistemi distribuiti, le strutture a rete sono dotate di una resilienza tale da venire incontro a esigenze particolari e allo stesso tempo hanno la capacità di offrire una serie di soluzioni e/o confronti su temi che possono interessare più di un nodo, che a sua volta, pur rispondendo e accettando gli standard della rete, ne beneficia senza perdere la propria identità locale. Nel caso particolare della digital manufacturing, il modello dei Fab Lab è un modello economico interessante, perché riesce ad unire e superare il dualismo digitale/analogico avviando un dialogo reciproco tra il mondo dell’informazione e il mondo fisico, generando così un sistema produttivo innovativo che potrebbe rivelarsi una valida alternativa a quello attuale e gettare le basi per un nuovo modello di sviluppo e crescita sostenibile.

Author Alessandra Fasoli

Architetto e designer. Vive e lavora a Roma, dove si occupa soprattutto di progetti in ambito di comunicazione grafica e visuale. Viaggiatrice compulsiva, ha vissuto in diversi paesi tra cui Francia, Germania e Perù, in cui ha svolto studi e maturato esperienze professionali quali la docenza e il lavoro con le comunità locali. Nel 2009 ha fondato l'associazione AK0 - architettura a kilometro zero, di cui attualmente è vicepresidente. Da novembre 2014 ha cominciato a collaborare con il Fablab Roma Makers, in cui svolge attività di docenza sulla modellazione 3D e ricerca sulla relazione tra le nuove tecnologie e il territorio.

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