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Alessandra Fasoli

“What we are building is a Network”: verso una Rete italiana dei Fab Lab.

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Approdato in Italia nel 2011, in pochi anni il modello dei fab lab si è diffuso per tutta la penisola, tanto da rendere il nostro paese il secondo in Europa (dopo la Francia) per presenza di fab lab sul territorio.

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Fab Lab attualmente registrati e riconosciuti nel mondo (ottobre 2016). Fonte: fablabs.io

La crescente importanza che i laboratori stanno assumendo sul territorio nazionale ha portato lo stesso Neil Gershenfeld, fondatore del Center for Bits and Atoms del MIT e padre del Fab Lab Network mondiale, a tornare a Roma durante l’edizione Maker Faire Rome 2016. In occasione della fiera infatti, Neil ha voluto incontrare i rappresentanti dei fab lab italiani per avviare una prima riflessione sulla formalizzazione di una vera e propria rete di fab lab italiana.

Durante l’incontro sono stati toccati diversi argomenti che hanno spaziato dalla possibilità (o necessità?) della creazione di una fondazione nazionale fino a temi più specifici come ad esempio la gestione della Fab Academy o delle assicurazioni per gli utenti dei vari laboratori.
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Tecnologia e design: una simbiosi fondamentale per un nuovo modello economico innovativo

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La settimana scorsa siamo stati invitati all’evento Tech meets Design organizzato da Pi Campus in occasione della proiezione in anteprima del film documentario Design Disruptors prodotto da InVision. Il film raccoglie diverse interviste di creativi, CEO, graphic e product designer che lavorano all’interno di alcune delle startup più innovative dei nostri giorni, da Uber a Pinterest a Google (per citarne alcune) e che raccontano, ognuno secondo il suo punto di vista, esperienze e riflessioni sul rapporto tecnologia-design all’interno delle fasi di ideazione e progettazione dei loro prodotti e servizi, e che tipo di influenza tale rapporto abbia nella riuscita del prodotto sul mercato. Il documentario è particolarmente concentrato sul settore informatico, e non fa quasi accenno ai nuovi sistemi di fabbricazione avanzata.

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“Lo spazio è vasto, ma proprio vasto. Neanche ve l’immaginate quanto enormemente, smisuratamente, sbalorditivamente vasto esso sia”. Ed è stampabile in 3d.

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Non ci sono dubbi che, di tutte le varie tecnologie di fabbricazione digitale che si possono trovare nei fab lab o nei makerspace, la stampa 3d sia la più conosciuta, e sicuramente una delle più affascinanti: da una certa soddisfazione vedere i propri modelli digitali prendere forma nella realtà. Non appena aperte le porte alla società e quindi uscendo dai laboratori specialistici, la stampa 3d ha riscosso in pochissimo tempo un notevole successo mediatico e un vasto accoglimento da parte del pubblico. Per i più la stampa 3d rappresenta una rinnovata fiducia nell’innovazione tecnologica intesa come interfaccia tra la nostra creatività e il mondo reale.

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Città, fab lab, tecnologie e pratiche sociali

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Cretits: Adrianne Wilson Joergensen, 2X4 MACHINES FOR LIVING IN

Perché le città ci interessano tanto e perché la rete dei fab lab potrebbe avere un ruolo determinante nelle città del futuro. 

Di recente tra i fab lab e i makerspace italiani si sta diffondendo il termine fab city. Affascinante ed evocativo, fab city piace più o meno a tutti coloro che si occupano di fabbricazione digitale, e sta generando una specie di reazione a catena in molte comunità per trasformare il proprio comune in una fab city. Sebbene l’immagine di questa città che diventa una sorta di mega fab lab composto da laboratori disseminati sul territorio, con cittadini smart che stampano il loro cibo in 3d invece di andarlo a comprare, sia effettivamente molto ammaliante, per nostra fortuna, la vera natura del progetto FAB City non è quella di creare una serie di fab-metropoli.

La definizione ufficiale del progetto recita:

“A FAB CITY IS A NEW URBAN MODEL FOR LOCALLY PRODUCTIVE AND GLOBALLY CONNECTED SELF SUFFICIENT CITIES.”

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L’OROLOGIO CHE SEGNAVA L’ORA ESATTA DUE VOLTE AL GIORNO

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Le tecnologie di fabbricazione digitale e la riparazione dell’antico orologio della città.

Acate è un piccolo paese della provincia di Ragusa. E’ uno di quei centri urbani del sud in cui il tempo sembra essersi fermato, tanto che l’orologio del campanile della Chiesa Madre ha deciso, non si sa bene per quale ragione, di riposarsi anche lui qualche anno fa, limitandosi a segnare l’ora esatta solo due volte al giorno.

Dopo aver passato gli inizi di agosto a Boston a visitare i laboratori di fabbricazione digitale del MIT, Giovanni decide di trascorrere quello che resta delle sue ferie insieme alla sua famiglia nel suo paese natale: Acate, appunto. La veranda della casa materna dà proprio sulla piazza principale, e Giovanni, malgrado l’orologio sia ormai fermo da tempo, ancora non perde l’abitudine di quando era bambino di guardare in alto per sapere che ore sono. Trovare le lancette fisse sulle 2:30 ogni volta, non è una cosa che gli faccia molto piacere. Possibile che a nessuno sia mai venuto in mente di capire perché l’orologio del paese, ad un certo punto, abbia smesso di funzionare? “Però è preciso, almeno due volte al giorno segna l’ora giusta!”, gli fa notare la madre.

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Dai Caffé Letterari ai Fablab: i luoghi dove nascono le idee

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È stato lanciato da poco più di una settimana il progetto FabLab Lazio, che prevede la diffusione sul territorio regionale di una rete di laboratori di fabbricazione digitale. Attualmente tre sono i fablab ufficialmente aperti e attivi: Roma, Bracciano e Viterbo, mentre a breve è prevista l’apertura di altre strutture in diversi punti strategici della regione.

I “Fablab”, ovvero i Laboratori di Fabbricazione Digitale, hanno riscosso un enorme successo dalla loro prima comparsa all’interno del MIT nel 2001 e si sono diffusi globalmente, assumendo un ruolo centrale nel mondo dell’innovazione tecnologica. La loro presenza territoriale è così forte che nel 2012 ha dato vita al progetto “Fab City”, promosso dal Fab Lab Barcelona,  che ha l’obiettivo di trasformare la capitale catalana in una rete interconnessa di fablab diffusi per ogni quartiere della città. Oltreoceano, nel 2014, un progetto molto ambizioso lanciato dalla rete dei fablab di Lima e portato avanti in collaborazione con diversi laboratori americani, europei e australiani, prevede la realizzazione di un “Floating Fab Lab”, ossia un fablab in grado di navigare lungo il Rio delle Amazzoni per permettere l’accesso alle tecnologie di nuova generazione anche a quelle comunità che vivono ai margini delle grandi città che si sviluppano lungo il bacino amazzonico.

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